[L'Arte di Guardarsi le Scarpe]
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giovedì, dicembre 16, 2004

Amor Che A Nullo Amato Amar Perdona (Porco Cane)

2004 – Una playlist saltellante

(che come quella dell’anno scorso è mia e solo mia)

  1. Modest Mouse – Good News For People Who Love Bad News: Ascoltare questo disco è come andare al luna park: non fai in tempo a scendere da una giostra che è gia ora di salire su un’altra. I Modest Mouse sono riusciti a racchiudere in un disco solo, tutte (o quasi) le tendenze musicali del 2004: la no wave alla Talking Heads, il post punk, l’indie rock alla Pixies, quello dei Flaming Lips, la ballata folk e quella deviata alla Tom Waits. E poi c’è il pop, talmente pop che se il mondo fosse un posto migliore, Float On la si sentirebbe anche come sottofondo dei balletti delle Lecciso. Geniali (e questa volta è veramente la definizione giusta).
  2. Wilco A Ghost Is Born: La sparo grossa: Yankee Hotel Foxtrot è il disco più bello degli ultimi cinque anni (il secondo è The Moon And Antartica). Era impossibile fare di meglio e superare quel capolavoro. Ma Jeff Tweedy scrive canzoni come nessun altro e come nessun altro riesce a toccare certe corde. A Ghost Is Born è dolore, rabbia e passione unite in un contesto che è pop ed allo stesso tempo altro. La produzione di Jim O’Rourke è come sempre impeccabile. Se nel 2004 non mi fossi trovato davanti ad un palco con sopra i Pixies, il loro concerto sarebbe una cosa da raccontare ai nipotini. Anche così è una cosa che non dimenticherò in fretta.
  3. American Music Club Love Songs For Patriots: E’ come uscire di casa e lasciare per sbaglio la porta aperta, ritornare dopo dieci anni ed accorgersi che non è cambiato niente. Sei cambiato tu ed anche se quella non è più casa tua , dentro di te senti che non riesci a separartene. Che lì dentro c’è una traccia di quello che sei, nonostante tutto. Mark Eitzel è come David Foster Wallace, ma con la chitarra in mano.
  4. Blonde Redhead Misery Is A Butterfly: Fino alla primavera era per tutti il “disco dell’anno”, poi sembra quasi che non sia mai uscito. Dimenticato dopo pochissimi mesi. Colpa dei concerti, che hanno fotografato una band non in grado di seguire anche dal vivo le proprie evoluzioni sonore e di un mood generale decisamente cupo ed invernale che ha accorciato irrimediabilmente la vita di questo album. Ed è un vero peccato: i Blonde Redhead restano una delle migliori realtà uscite dalla scena art-noise di New York, che col tempo è stata capace di cambiare forma e reinventarsi continuamente. Non si sa cosa riserverà il futuro, nell’aria c’è una strana sensazione di addio che rende ancora più meritato il posto nei piani alti della playlist. E’ un atto d’amore.
  5. Telephone Tel Aviv – Map Of What Is Effortless: Questo disco rappresenta per la musica elettronica quello che l’omonimo dei Franz Ferdinand rappresenta per l’indie rock: il prodotto di nicchia che diventa di massa, finendo quasi per aprire una strada. Tutto è “caldo” e “soul” pur essendo costruito modulando la freddezza algida dell’elettronica minimale. Come la neve sui tetti di Bologna. Ma questa è un’altra storia.
  6. !!! – Louden Up Now: Come una canzone degli anni settanta/ottanta: “Non ti fermare, ma balla. Tutta la notte, sei bella”. I !!! sono una macchina da guerra in grado di far muovere il culetto anche ad un paraplegico. Per capire bisogna vederli dal vivo: è come trovarsi davanti gli Stooges, i Parliament, i Primal Scream e la band di James Brown del Live at Apollo. Nello stesso posto, alla stessa ora. “Sciolgo le trecce e i cavalli corrono e le tua gambe eleganti ballano”.
  7. Pinback – Summer In Abaddon: L’indie rock è un disco piccolo piccolo che in punta di piedi riesce a farsi spazio tra gli ascolti e monopolizzare il lettore (anche se fa molto più cool dire l’Ipod) e ‘sti cazzi se nel 2004 è uscita roba molto migliore di questa. I Pinback scaldano il cuore con le loro canzoni in bilico tra Death Cab For Cutie e Modest Mouse, fra un paio d’anni ce li ritroveremo guest di una puntata di O.C. Per ora continuiamo a goderceli come si fa con un segreto destinato ad essere svelato. Musica per un autunno inquieto.
  8. Elliott Smith – From A Basement On The Hill: Un pugno nello stomaco fa meno male.
    Questo è l’ultimo disco di Elliott Smith. Non serve dire altro.
  9. Micah P.Hinson – And The Gospel Of Progress: Il mondo corre a mille all’ora e va sempre più veloce di quanto tu riesca a raggiungere con le tue gambe. Per farlo rallentare, certe volte, basta poco: un ragazzo con la chitarra e poco altro, per esempio. Micah P. Hinson vive per strada facendo avanti e dietro tra il Texas e l’Inghilterra. Con se non ha niente, se non le sue canzoni ed il ricordo di un amore andato in pezzi. Più che cantare, racconta e lo fa con il tono dolente di chi ha toccato il fondo per davvero e sta provando a risalire. Come Will Oldham e Daniel Johnston.
  10. Khonnor – Handwriting: I bambini prodigio in Italia, finisce che vanno a Bravo Bravissimo con Mike Buongiorno. Nel Vermont invece succede che fanno un disco come questo: normali ballate per chitarra acustica e voce, vengono inghiottite da glitch e loop, con la classica struttura della forma canzone che, piegata dall’elettronica, finisce per diventare qualcosa di diverso e totalmente nuovo. Il folk degli anni zero più numeretto variabile alla fine.

*Disco Candelina: Adem - Homesongs (qui)

*Disco Aspirina e Whiskey: Two Lone Swordsmen - From The Double Gone Chapel

 

E poi: 11.Xiu Xiu – Fabolus Muscles; 12. Girls In Hawaii – Frome Here To There; 13. Paolo Benvegnù – Piccoli Fragilissimi Film; 14. Iron And Wine – Your Endlesses Number Days; 15. Styrofoam – Nothing’s Lost 16. Califone – Heron King Blues; 17.Jens Lekman – When I Said I Wanted To Be Your Dog; 18.Mark Lanegan Band – Bubblegum; 19. Graham Coxon – Happines In Magazine; 20. N.E.R.D. – Fly Or Die; 21. Franz Ferdinand – S/T; 22. The Paper Chase – God Bless Your Black Heart; 23. Apostle Of Hustle – Folkloric Feel; 24. Sondre LercheTwo Way Monologue; 25. Mùm – Summer Make Good; 26. cLOUDDEAD – Ten; 27.CocoRosie – La Maison De Mon Reve; 28. Kimya Dawson – Hidden Vagenda; 29. Subtle – New White; 30. Grant Lee Philips – Virginia Creeper.

 

Fuori concorso (ma comunque apprezzati e non poco): Bjork – Medulla, Brian Wilson – Smile; FrankBlackFrancis – FrankBlackFrancis; The Twilight Singers – She Loves You.

Delusioni: Lambchop – Aw Cmon/No You Cmon; R.E.M – Around The Sun; The Streets – A Grand Don’t Come For Free.

Rivelazioni: The Concretes – S/T; Son, Ambulance – Key; Maritime – Glass Floor.

Ristampe: Pavement – Crooked Rain, Crooked Rain; Gun Club– Miami; ClashLondon Calling

Canzone Dell’Anno: “And we'll all float on alright. Already we'll all float on. 
Allright don't worry even if things end up a bit to heavy we'll all float on alright. 
Already we'll all float on. Allright already we'll all float on, Ok don't worry we'll all float on. 
Even if things get heavy we'll all float on. 
Alright already we'll all float on. Don't you worry we'll all float on…all float on

[disco bravo 2004]
*dischi che potevano stare benissimo tra i trenta (ma anche tra i venti e tra i dieci) e che sono rimasti fuori solo perché i                                                                                  
tre neuroni del sottoscritto sono andati in vacanza a Carrapipi.
Li raggiungerò per capodanno. Promesso.

postato da: colas | 18:02 | commenti (32)